La pratica agronomica dell’inerbimento per valorizzare il vigneto rispettando l’ambiente

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La pratica agronomica dell’inerbimento per valorizzare il vigneto rispettando l’ambiente

Attraverso questa pratica, miglioriamo in modo naturale

la capacità produttiva dei vigneti in tutte le nostre tenute.

Per la nostra azienda, l’inerbimento è una delle pratiche agronomiche essenziali per la cura dei vigneti, dall’Etna sino all’isola di Favignana. Questa tecnica di gestione del suolo a basso impatto ambientale, infatti, è finalizzata al controllo delle piante infestanti tra i filari del vigneto. In tutte le nostre Tenute, viene praticato un inerbimento temporaneo, con la semina di specie leguminose (generalmente il favino) che si unisce alle essenze spontanee già presente nei terreni.

Valutiamo l’epoca della semina in base alla capacità del sistema suolo-vite di supportare una specie vegetale per un determinato periodo dell’anno, interrompendo invece la pratica a seconda dello sviluppo del cotico erboso. Chiaramente tutto è  relazionato alla quantità di precipitazioni annue e allo stato fenologico delle colture. Inoltre, l’inerbimento viene applicato in modo disgiunto dalle pratiche agricole biologiche, riconoscendone l’effettivo valore produttivo.

 

La tecnica dell’inerbimento, rappresenta l’evidenza di come l’agricoltura possa contribuire al miglioramento dell’ambiente in cui si produce.

In passato, infatti, si riteneva che l’inerbimento fosse un limite alla produttività delle piante per effetto della competizione per le risorse idriche fisiologicamente esigue negli ambienti caldi e aridi della viticoltura mediterranea. Tuttavia, dagli inizi del nuovo millennio, numerose ricerche hanno provato come questa tecnica fosse capace di migliorare notevolmente proprio le risorse produttive del vigneto.

Per effettuare un inerbimento che, sulle piante, abbia solo effetti positivi bisogna agire sull’essenza scelta per la semina, sulla densità dei semi, sull’epoca in cui viene effettuata e su quando viene infine interrata.

 

Accompagnando questa pratica a scelte agronomicamente razionali, si riesce così a garantire:

  • un contributo efficace alla nutrizione azotata (riduzione delle perdite di azoto); 
  • un aumento della sostanza organica dei suoli;
  • la capacità di ritenzione idrica e vitalità del suolo stesso;
  • riduzione dell’erosione.

Infine, attraverso l’inerbimento si contribuisce a aumentare la fertilità generale del vigneto e delle sue capacità resilienti.

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