La potatura della vite nelle tenuta di Cavanera

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Firriato: la potatura della vite nelle tenuta di Cavanera Etnea e nelle altre contrade dell'Etna

Firriato: la potatura della vite nelle tenuta di
Cavanera Etnea e nelle altre contrade dell’Etna

L’Etna è un laboratorio enologico naturale vocato all’eccellenza che ha bisogno sempre di cura ed attenzione per estrarre il meglio dal suo terroir. Firriato è stata una delle prime maison a sbarcare alle pendici del Vulcano per dare sbocco al proprio progetto di Terroir Autentico con una viticoltura di montagna in grado di svelare la ricchezza e la complessità di questo contesto unico al mondo. In questi anni lo staff tecnico ha lavorato su esposizioni e differenti microclimi, su piante centenarie e nuovi impianti che hanno fatto della nostra azienda una delle firme più autorevoli per quel che concerne le produzioni enologiche etnee. In questi ultimi mesi, invece, i nostri eroi hanno eseguito con cura una delle operazioni più importanti durante il riposo vegetativo della vite: la potatura.

La casa sul Vulcano

A Cavanera Etnea, nei vigneti di contrada Verzella, il sistema di allevamento adottato è il cordone speronato, singolo o doppio. Qui vengono allevati alcuni dei vitigni più tipici della viticoltura vulcanica, come il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio, a cui si aggiungono i bianchi Catarratto e Carricante. Per tutte queste varietà, la tecnica di potatura è identica: sia per quelli che diventeranno i rossi e i bianchi fermi, sia per i metodo classico del vulcano, le piante vengono potate a gemma franca, più la gemma della corona. Si tratta della cosiddetta potatura corta, necessaria poiché, nelle piante coltivate sull’Etna, la fertilità basale delle gemme della corona è molto elevata.

Prefillossera, un vigneto prezioso

Prezioso. È questo l’aggettivo più adatto per definire il vigneto pre fillossera che si estende lungo il profilo di una sciara all’interno del vigneto delle meraviglie della tenuta di Cavanera Etnea. Quando, a partire dal 1863, la fillosera si diffuse in tutto il continente europeo le devastazioni si registrarono su larga scala anche tra i vigneti siciliani; eppure, in alcuni esemplari sono sopravvissuti come le sculture di natura presenti nel nostro vigneto a Cavanera che non hanno masi smesso di produrre. I grappoli di Nerello Mascalese e Cappuccio, così, fioriscono da piante con oltre un secolo e mezzo d’età, coltivate con un sistema di allevamento ad alberello e regolate anch’esse da una potatura corta.

Montedolce, il futuro di Firriato sull’Etna

Sul versante nordest del vulcano, in contrada Montedolce, sono state impiantate di recente le barbatelle che andranno a comporre un nuovo vigneto le cui piante, una volta cresciute, daranno vita ai grappoli del bianco Carricante. Per dare loro forma e prevederne lo sviluppo sia quantitativo che qualitativo, la tecnica di potatura scelta è la cosiddetta di allevamento o di formazione, che creerà germogli non solo grandi e vigorosi, ma capaci in tempi rapidi di raggiungere il primo filo sui si andrà a legare il cordone definitivo.

San Teodoro e l’importanza dell’escursione termica

Nel vigneto San Teodoro, a 580 metri s.l.m., vengono alle vati i due Nerelli Mascalese e Cappuccio. Le piante beneficiano delle peculiarità del terreno di trasporto misto, frutto dell’unione tra i terreni riportati dal fiume Alcantara e la sabbia discesa a valle dalle zone più elevate del vulcano. Il microclima, come nel resto della valle, è caratterizzato da importanti fenomeni di escursione termica tra il giorno e la notte, che permettono ai terreni di restare sempre freschi e fertili. Anche in questo vigneto si applica una potatura di allevamento.

Sant’Antonio, la forza della pietra

Pur condividendo la stessa altitudine di San Teodoro (580 m s.l.m.) ed essendo interessato dalla medesima, importante escursione termica giorno-notte, il vigneto di contrada Sant’Antonio presenta delle notevoli differenze sotto il profilo della composizione dei terreni. I suoli dove vengono allevati il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio, infatti, sono di origine colluviale, nati cioè dai detriti che, a causa della forza di gravità, si sono accumulati alle pendici del vulcano, con una conseguente presenza di pietre e sassi di natura basaltica che li rende ricchi scheletro. Anche qui, trattandosi impianti giovani, il sistema di potatura scelto delle contrade di Montedolce e Sant’Antonio, cioè quello di allevamento o formazione.

Pettino Ciarelli, inno al Nerello Mascalese

Il vigneto di Pettino Ciarelli, posto a 750 m s.l.m., è dedicato interamente al Nerello Mascalaese, con un sistema di allevamento ad alberello e una potatura degli speroni a gemma franca. I terreni sono di matrice vulcanica, con molto scheletro e poca terra. Il vigneto presenta un’ottima esposizione ai venti, in particolare alla tramontana proveniente da nord che, nel periodo della vendemmia, tra fine settembre e i primi di ottobre, consente di avere dei grappoli perfettamente asciutti.

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