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La Vendemmia 2018 di Firriato

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La Vendemmia 2018 di Firriato

Il cuore caldo del vulcano, il sole del nord-ovest e il vento delle Egadi: ecco come è andata l’annuale vendemmia nei terroir di Firriato

La vendemmia a Cavanera Etnea

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Le belle cose finiscono. Così avviene anche per la vendemmia, culmine di un anno di lavoro in vigna. In casa Firriato, questi ultimi giorni, sono stati dedicati alla raccolta nella tenuta di Cavanera Etnea, sul versante nordest del vulcano. Un’estate lunga ma senza eccessi termici neanche durante il periodo della raccolta, le piogge abbondanti e le temperature miti nei dintorni dell’Etna come nel resto dell’isola hanno determinato le condizioni ottimali per lo sviluppo vegetativo delle piante, con chiome dallo sviluppo perfetto che hanno consentito un innalzamento del livello di zuccheri e di acidi nelle uve. Tali evidenze attribuiscono all’annata caratteristiche di ottimo equilibrio tra la componente olfattiva (aromi) e gustativa (rapporto alcool/freschezza). Tutte queste caratteristiche doneranno vini di elevata finezza e grande equilibrio gustativo. L’aumento di produzione di uve, rispetto all’annata precedente caratterizzata da una maggiore siccitosità, contribuirà positivamente alle caratteristiche dei vini bianchi che nasceranno da questa vendemmia con una freschezza e una spiccata acidità dovuta al Carricante e ai suoi sentori di fiori bianchi di campo e la sua tipica nota di “pietra focaia”. Anche per i vini rossi le aspettative sono alte sia per il colore più brillante che per un grande equilibrio che si connota con note speziate donate dalle temperature più basse, rispetto alla media stagionale, che hanno preservato un corredo aromatico di grande finezza. Un’annata tanto positiva, quasi “ideale” trova ulteriore riscontro nella vendemmia del Nerello Mascalese che dà vita allo spumante Gaudensius. Gli assaggi del vino fatti prima della spumantizzazione presagiscono grandi aspettative per questo metodo classico dell’Etna.

La Vendemmia nell’isola di Favignana

Vendemmia dopo vendemmia il vigneto di Calamoni sull’isola di Favignana ci racconta, ancora una volta, una storia singolare nel panorama viticolo siciliano. L’unicità di questo vigneto nell’arcipelago delle Egadi si riscontra già nell’andamento climatico. Il 2018 è stato quasi in controtendenza rispetto agli altri areali produttivi, per questa annata possiamo parlare addirittura di siccitosa facendo il paragone con l’Etna o con l’agro di Trapani. Le temperature registrate sono state più basse rispetto alla media stagionale così come l’influsso del vento, che quest’anno è stato caratterizzato da una direzione proveniente dai quadranti nord, che ha ridotto il tipico aerosol marino con la sua componente di sale e l’afflusso di posidonia che sono caratteristiche peculiari di questo vigneto a pochi metri dal mare. Ed è stata la vicinanza al mare a evitare che si verificassero picchi di temperatura caratterizzando l’annata da una interessante omogeneità dall’invaiatura alla completa maturazione delle uve. Queste, infatti, erano in perfette condizioni fitosanitarie e le performance produttive sono state nel complesso stabili rispetto alle normali capacità dei vitigni. Lievi aumenti produttivi si sono verificati per le varietà Catarratto e Inzolia.  Ad oggi, avendo finito la fermentazione delle uve a bacca bianca, fatti i primi assaggi, possiamo già presagire che il Favinia La Muciara di questa annata sarà fresco e aromatico con un intenso sentore iodato e di macchia mediterranea che lo rendono inconfondibile nel panorama vinicolo siciliano.

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La Vendemmia nell’Agro di Trapani

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Parlare di vendemmia nell’agro di Trapani è sempre più complesso per via del fatto che parliamo di ben quattro delle tenute di Firriato – Pianoro Cuddía, Dágala Borromeo, Borgo Guarini e Baglio Soría – rappresentanti contesti pedoclimatici e produttivi profondamente diversi tra di loro. Qui l’annata 2018, che non era partita nel migliore dei modi a causa delle frequenti e costanti piogge, si è però rasserenata nella fase finale dell’invaiatura delle uve, generando un’annata fresca con alte escursioni termiche tra il giorno e la notte. Queste condizioni favorevoli, unite al costante monitoraggio dell’aspetto fitosanitario e di maturazione delle uve, hanno determinato un quadro decisamente positivo sia per le uve a bacca bianca che per quelle a bacca rossa che si connotano per un basso metabolismo ossidativo che ha indotto ridottissime produzioni di composti fenolici nelle uve bianche mentre, all’opposto, per quelle a bacca nera ha inibito i processi di degradazione della componente aromatica, polifenolica e tanninica favorendone l’accumulo. Anche qui ci aspettiamo bianchi più freschi, acidi e con un ottimo equilibrio olfattivo ed aromatico. I primi assaggi di Inzolia e Zibibbo a fine fermentazione disegnano dei vini davvero interessanti che l’affinamento in acciaio prima e in bottiglia poi potrà solo migliorare ed amalgamare. Ottimo il profilo anche per i Perriconi, sia per il “clone” Firriato di Pianoro Cuddía, che per quello di Baglio Soría che sono caratterizzati da una concentrazione polifenolica che darà al vino degli interessanti sentori di frutta rossa, uniti ad una tessitura tannica strutturata ma elegante.

 

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