Pianoro Cuddia: la memoria tramandata

 

 

 ll vigneto di Pianoro Cuddìa è esposto a Nord, e si trova a 109 metri sul livello del mare. La piattaforma ampelografica di questa tenuta è molto variegata con otto vitigni, tutti autoctoni, che esprimono l’unicità enologica di questa grande isola.
Con i suoi 35 ettari, Pianoro Cuddìa incarna perfettamente l’essenza della viticultura praticata nella provincia di Trapani. Tra seminativo, uliveto e vigna in prevalenza, questa campagna si è andata formando lungo i secoli, attraverso il lavoro faticoso del contadino. E’ terra che trasuda la storia di una comunità che ha legato al lavoro nei campi ogni sua esistenza. Per questa cultura, la terra è il bene più prezioso, la fonte della vita e la speranza di ogni famiglia per un raccolto migliore. Una sacralità sentita e vissuta con la forza della pazienza e la preghiera sussurrata. Da queste parti non è insolito far benedire i campi, affinché “u signuruzzu Gesù” protegga il lavoro ed assicuri il raccolto. Questa identità, materiale e immateriale, vive nel paesaggio rurale disegnato sul profilo di queste colline, nell’alternarsi delle diverse colture. A maggio inoltrato l’occhio si riempie di colori, mostrando tutta la forza di una natura generosa e potente: il grano inizia a macchiarsi di giallo, gli uliveti riflettono al sole l’argento delle foglie nuove, la sulla rossa e vivace si distende tra i filari di un vigneto pieno di vita esuberante. Questa è la Sicilia di Firriato, l’anima di una terra che vive nel sole, vicina al mare, amata da Dio e dagli uomini.
L’argilla compatta che caratterizza questo suolo rende complessa la coltivazione della vite nella Tenuta di Pianoro Cuddia; sono terreni estremi perché ricchissimi di sodio, condizione che ostacola e rallenta il normale ciclo vitale e produttivo delle piante. Un fattore preminentemente negativo che potrebbe persino sembrare uno svantaggio importante nella conduzione del vigneto, diventa – per Firriato – un fattore favorevole e ricercato, in linea con quella scelta agronomica che si attende da quel vigneto in quelle condizioni, un preciso comportamento. Il fine è sempre lo stesso: raggiungere ed esaltare la complessità organolettica di una materia prima d’eccezione, rispettando le peculiarità varietali dei vitigni di tradizione.
L’esposizione a nord influenza il microclima nei vigneti nell’alternarsi delle stagioni. Con precipitazioni che riflettono una media di 450 ml l’anno ed una stagione asciutta prolungata, Pianoro Cuddia ha nelle escursioni termiche tra giorno e notte il suo fattore preminente soprattutto nella fase di accrescimento degli acini e di maturazione dei grappoli. Nelle settimane più calde d’agosto – anche in presenza di scirocco – la notte fa registrare comunque una notevole escursione termica. Questa circostanza è ottimale per consentire alla pianta di fissare nella buccia tutte quelle sostanze che concorrono a determinare quella complessità di frutto che Firriato ricerca per i suoi vini. Le uve nere di Perricone, Nero d’Avola, Frappato, Nerello Cappuccio riescono a raggiungere quella perfetta maturazione polifenolica che sta alla base di un grande enologia. Per le uve a bacca bianca, Carricante, Catarratto, Grillo e Zibibbo, il gioco termico tra giorno e notte influenza l’acidità e i profumi per vini che conservano freschezza e fragranza del frutto. Pianoro Cuddia è la prova provata che i vini si fanno nel vigneto e non in cantina.
Le lavorazioni dei terreni sono meticolose e rispondono, anche in questa tenuta, ad un’esigenza di moderazione della vigoria delle piante dovuta al corredo minerale che queste argille compatte apportano in forte quantità. I terreni sono lavorati dopo la potatura del legno, tra dicembre e febbraio, per procedere all’inerbimento di competizione. Nella stagione calda, a volte è necessario procedere con irrigazioni di soccorso, ma per lavare i terreni dal sodio affiorato. Il sistema di allevamento scelto è quello della controspalliera a potatura mista, differenziata per varietà. Le rese sono medio basse e non superano i 2 Kg per ceppo, escluso il Perricone che ha rese per pianta ancora inferiori. La densità degli impianti oscilla tra un minimo di 5000 piante per ettaro sino ad un massimo di 5.500.
E’ il vigneto siciliano ad essere vendemmiato a Pianoro Cuddia. Otto vitigni autoctoni impiantati per suggellare un patto di assoluta fedeltà ad un’idea cardine di Firriato: esaltare la biodiversità rappresentata dal patrimonio ampelografico della nostra isola. Il calendario della raccolta dei grappoli è assai complesso perché ogni varietà è vendemmiata singolarmente e manualmente assicurando una precisa tracciabilità tra porzione di vigneto e serbatoio di vinificazione. Si parte con lo Zibibbo subito dopo la seconda decade di agosto con una parte delle uve che raggiungono il giardino degli appassimenti di Borgo Guarini per la disidratazione. A ruota il Grillo e il Catarratto, se l’annata climatica è regolare e non c’è stato troppo caldo. In tal caso le uve vengono raccolte un po’ prima per non perdere acidità e freschezza. Segue nella raccolta il Carricante, un vitigno bianco dell’Etna che in questo habitat matura prima rispetto al Vulcano. Le uve a bacca rossa hanno nel Nero d’Avola e nel Frappato un inizio vendemmia molto similare, a metà settembre. Segue a fine settembre il Nerello Cappuccio e infine, il più tardivo di tutti, il Perricone stella varietale di Pianoro Cuddia che, sempre nella regolarità di un andamento climatico senza grandi eccessi di caldo, può essere raccolto entro il mese di settembre. Il monitoraggio con la campionatura degli acini, l’analisi visiva dell’interno e l’assaggio che precedono il responso delle analisi in laboratorio per grado zuccherino e ph, consentiranno l’avvio della raccolta, varietà per varietà e per porzione di vigneto.
Una stradina lunga e sinuosa tra agavi spontanee e verdi cipressi che hanno preso forma dal vento, attraversa la campagna dell’agro trapanese per arrivare a Pianoro Cuddìa. Il territorio sembra austero, forgiato dal tempo, solenne. Ma basta chiudere gli occhi per iniziare a sentire il vocìo lontano di uomini e donne che hanno vissuto questi luoghi, lavorando la dura terra per renderla ospitale, attraversando campi e vallate per raggiungere la piazza di un paesino vicino per vendere i frutti raccolti, per scambiarsi informazioni, per partecipare a una festa comandata. Pianoro Cuddìa racconta questa storia sussurrandola, soavemente, rispettando la sacralità di una civiltà, laboriosa e ostinata. Il vigneto di questa tenuta è tutto ciò, non solo una semplice distesa di viti magnificamente rigogliose, ma testimonianza concreta di una ruralità immortale che si rivela nel presente con dignità e orgoglio.
E’ il paradiso dei vitigni siciliani. Non c’è vigneto in Sicilia che possa presentare tutte insieme le più importanti varietà dell’isola. Da questo luogo benedetto nascono grandi etichette Firriato. Il più ambito, Ribeca, un Perricone in purezza di straordinaria fattura, dove morbidezza e intensità di frutto giocano con sentori di macchia mediterranea. Uno dei vini più eleganti del panorama siciliano, catalizzatore di premi e riconoscimenti delle guide più autorevoli e prestigiose. Poi i due Quater, ovvero il sogno di poter racchiudere in un bicchiere, sia nel Bianco che nel Rosso, gli autoctoni della Sicilia. Il Quater Bianco ( blend di Grillo, Catarratto, Zibibbo e Carricante), e il fratello Rosso (blend di Nero d’Avola, Nerello Cappuccio, Perricone e Frappato), due vini che hanno l’ambizione – raggiunta – di esprimere la complessità di una Sicilia che ha riscoperto nei suoi vitigni un futuro d’elezione.

La filosofia produttiva di Firriato ha saputo individuare le caratteristiche specifiche di ogni terroir, in modo da adottare, per ogni tenuta, la tecnica di coltivazione più idonea: i suoli di Pianoro Cuddia sono caratterizzati da una consistente presenza di argilla nel terreno che provoca un elevato effetto di stress idrico per le piante. Questo elemento costituisce un ostacolo per la coltivazione della vite che richiede invece grandi quantitativi d’acqua. Firriato ha saputo adottare in questa tenuta le pratiche colturali più idonee per garantire i massimi risultati dalla vigna senza alterare il delicato equilibrio salino del terreno. Se è vero che ogni etichetta emana tutte le specifiche caratteristiche del terroir dal quale proviene, i vini di Pianoro Cuddia ne sono il massimo esempio. In questa tenuta le piante generano acini pregiati e più piccoli rispetto alla media ed è per questa ragione che i vini rossi saranno più ricchi di antociani e polifenoli, preziosi alleati della salute umana. Varietà come il Perricone, già ricche di per sé di rasveratrolo (lo spazzino delle arterie, amico del cuore) a in questa tenuta trova uno degli habitat migliori per la sua crescita.

Dati tecnici

Geologia: vertisuolo. Argille Plioceniche (circa 3,6m anni fa)

Pedologia:

Spessore del suolo 1m circa.
Tessitura: l’elevata capacità del terreno di trattenere l’acqua assicura condizioni perduranti di umidità.

Aspetti chimici:
La presenza dell’argilla produce un vero e proprio “effetto moltiplicatore”, per maggiore superficie di contatto tra le radici ed il suolo.