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L’Etna e i suoi Nerelli

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L'ETNA E I SUOI NERELLI

Il paesaggio etneo e la vite

 

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L’Etna è un paesaggio vinicolo semplicemente unico. In questa parte di quel micro-continente di biodiversità che è la Sicilia, si ha una tale varietà di paesaggi naturalistici e agricoli che, nel giro di pochissimi chilometri, possiamo ritrovarci circondati da una natura sub-tropicale a una tipicamente montana, plasmate a loro volta dal paziente lavoro dell’uomo che nel tempo, tenendo conto della peculiarità dell’ambiente in cui si trovava, ha salvaguardato ed elevato i beni che l’Etna ha messo a sua disposizione. Un processo di comprensione e selezione che coinvolge anche la viticoltura, come dimostra l’esclusività di alcuni vitigni autoctoni coltivati solo in territorio etneo e non nel resto dell’isola.

Le zone di produzione

 

Sull’Etna si registrano tre grandi zone elettive per la coltivazione della vite. La prima è quella del versante del vulcano rivolto ad est, compresa tra i 400 e i 900 metri s.l.m.; la seconda è quella compresa tra i 400 e gli 800 metri nel versante rivolto a nord; la terza, infine, si raccoglie fra i 600 e i 1000 metri nel versante sud. Al di fuori di questi limiti altimetrici, si rischia infatti di andare incontro a difetti o eccessi di alcuni costituenti fondamentali delle uve, che comprometterebbero la qualità dei vini successivamente prodotti. Dato significativo è quello sul periodo della vendemmia, che sul vulcano comincia con un mese di ritardo (ottobre) rispetto al resto della Sicilia.

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Il Nerello Mascalese

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Dentro questo vitigno sono contenuti ben quattro secoli di storia. Varietà di grande vigoria vegetativa e produttiva, dopo essere stata coltivata per lungo tempo nel catanese e nel messinese, negli ultimi 30 anni si è diffusa anche alle province di Palermo e Agrigento, elevandosi a uva siciliana a bacca rossa tra le più importanti. Un successo dovuto ai suoi eccellenti numeri produttivi, esaltati da sistemi d’allevamento come la controspalliera. Oggi, gli ettari di Nerello Mascalese iscritti all’Albo dei vigneti Etna a DOC sono circa 220, di cui circa la metà con oltre 30 anni d’età.

Il Nerello Cappuccio

 

Il Nerello Cappuccio deve il proprio nome alla chioma della pianta che, letteralmente, va a incappucciare i grappoli, ricoprendoli per intero. Identificato nel XVIII secolo attraverso studi ampelografici nella zona del catanese, è stato protagonista in passato di una gloriosa coltivazione, prima di essere accantonato fino a rischiare la scomparsa. Oggi Firriato, in seguito allo studio dei terroir più propizi al suo sviluppo, ne ha riconosciuto le apprezzabili qualità in vinificazione: il calice che ne deriva è pura espressione dei territori inospitali e ricchi di sostanza organica dell’Etna che, ricordiamo, è il vulcano attivo più alto d’Europa.

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