C’è il vitigno, il terroir, ma soprattutto un uomo, con il suo essere, la sua sensibilità e una profonda consapevolezza...
Produrre vini di qualità in territori unici e carichi di storia. Terroir che offrono le condizioni ideali per sviluppare una viticoltura di precisione che ha nel fattore umano il suo più profondo significato, perché dietro ad una grande etichetta, c’è il vitigno, il terroir ma soprattutto un uomo, con il suo essere, la sua sensibilità e una profonda consapevolezza. L’universo racchiuso nel clos di Firriato non avrebbe senso senza l’esperienza e il lavoro delle persone. Ciascuno è parte integrante di una visione, di un progetto, di un modo di essere che vive innanzitutto della passione e dell’abnegazione di chi, giorno per giorno, è impegnato a realizzare quel progetto che, magicamente, riconosci essere anche il tuo. Sono uomini e donne che fanno la differenza, che mettono a disposizione di Firriato le mani, il cuore e il pensiero in tutti i settori dell’azienda, dalle tenute agricole alla cantina. Tutti si riconoscono nel segno di una condivisione che assume, a volte, il senso più profondo del’amicizia e di un sentire ed agire comune, volto a migliorare sempre, ad ottenere un nuovo piccolo traguardo, a combattere per una nuova sfida. Cosa sarebbe il giardino degli appassimenti di Borgo Guarini senza Mosé, un uomo dal destino avventuroso nel suo girovagare l’Europa e che realizza il suo sogno di avvicinamento a casa – la sua famiglia risiede a Tunisi – approdando 10 anni fa da Firriato? E’ lui che gira grappolo per grappolo, giorno su giorno, lo zibibbo in appassimento. Le uve che cura sono oro: diverranno l’Ecrù, ovvero l’espressione di un vino passito unico per eleganza, complessità e armonia. Mosé è parte viva di questo prodigio. E come potremmo non raccontare le giornate del mitico Vincenzo Savalli, nel vigneto di Calamoni a Favignana, il suo cuore batte lì, sin dal primo giorno in cui Firriato ha iniziato ad impiantare il vigneto sull’isola, dopo 100 anni dalla sua scomparsa. Vincenzo, conosce palmo a palmo quelle viti, ne riconosce l’odore delle foglie, distinguendo vitigno per vitigno. E’ lui che durante la crescita e la maturazione dei grappoli, sino alla vendemmia, protegge il raccolto dagli stormi di uccelli attratti dalla frutta che cercano di beccare. La sua fantasia nel giocare d’anticipo ricorrendo a piccoli stratagemmi dissuasivi è proverbiale. Sovente lo si vede quasi danzare tra i filari per cacciare gli intrusi. Senza la passione di Vincenzo quel vigneto non sarebbe lo stesso. Tanti piccoli eroi che insieme soffiano dentro le vele di una storia condivisa, di un progetto che vive dell’apporto generoso di tutti. Ecco solo una carrellata.
.
Antonio Basilicò
Antonio Basilicò

La vita di Antonio, come quella dei suoi compagni, è il racconto di un eroe moderno che svolge ogni giorno un mestiere nobile e antico in una terra dalla millenaria tradizione agricola. Sole, vento, pioggia, non c’è condizione climatica che possa fermare Antonio, il grande custode dei vigneti di Firriato. Il lavoro in campagna richiede fatica, sacrificio e sudore della fronte che sembrano non riuscire a scalfire il sorriso del suo volto. Sia d’estate, sotto il rovente sole siciliano, che d’inverno durante le tempeste, Antonio è nelle sue vigne per prendersene cura. Nessuno può distogliere la sua attenzione da questo momento di assoluta e magica catarsi in cui i sensi sembrano cancellare tutto ciò che lo circonda. Il labile confine tra lavoro e sfera privata sparisce e si annulla per trasformarsi in quello che lui stesso definisce il lavoro più bello del mondo.

Vincenzo Savalli
Vincenzo Savalli

Le filosofia produttiva adottata da Firriato nella coltivazione dei propri vigneti prevede l’assoluto rispetto del territorio in cui si opera. Una logica che nasce dagli insegnamenti degli eroi di Firriato, uomini che conoscono ogni singola porzione del territorio e nel pieno rispetto del naturale ciclo delle stagioni sanno sempre quando è il momento esatto per intervenire nel vigneto. Vincenzo trascorre la maggior parte del suo tempo nella Tenuta di Calamoni, sull’isola di Favignana, esempio evidente di una viticultura rispettosa della natura che ha saputo inserirsi in un contesto fragile e delicato, senza essere invasiva. Viso screpolato dal sole e mani segnate dagli anni della vigna, la sfida sull’isola è per  Vincenzo una lotta quotidiana che non prevede né vincitori né vinti, ma semplicemente una pacifica coesistenza resa possibile grazie al rispetto della natura e della sua infinita bellezza.

Maurizio Catalano
Maurizio Catalano

Con i suoi 32 anni Maurizio è uno dei giovani della squadra di Firriato e insieme ai suoi coetanei porta sulle spalle un peso importante: tramandare nel tempo i saperi e i valori dei colleghi più anziani. E’ questa infatti una piccola comunità composta da eroi che con dignità e passione per il lavoro hanno reso grande, in Italia e nel mondo, il nome Firriato. Lo sguardo di Maurizio, come quello di tutti i giovani, è illuminato dalla speranza di chi crede in un futuro migliore senza dimenticare però gli insegnamenti del passato che ci ha preceduto. Il lavoro a contatto con i grandi gli ha dato l’opportunità di apprendere i segreti di un nobile e antico mestiere, quello del vigneron, e il suo compito sarà adesso quello di preservarli dall’oblio e non permettere che il vento della globalizzazione possa intaccare la storia millenaria di queste terre.

 

 

Filippo Savalli
Filippo Savalli

E’ una guida, il punto di riferimento riconosciuto per i più giovani, un fidato compagno di lavoro per i più grandi. Filippo è un capo nato, un istruttore attento a trasferire non solo un ordine ma e soprattutto un’esperienza di vita trentennale a fianco della famiglia Di Gaetano, nella gestione del comparto agricolo e del team di uomini che stabilmente intervengono nella gestione dei vigneti in tutte le sei tenute agricole dell’azienda. Il tratto caratteriale che lo distingue da tutti è quello della serenità e della pacatezza. Un approccio che deriva dalla consapevolezza che l’ordine, l’abnegazione, il metodo sono la stella polare del suo lavoro in Firriato. Regole che valgono per ciascun uomo del Team e che trovano in Filippo una roccia inflessibile. Metodo, ordine, abnegazione. Ovvero tutto ha un senso e un obiettivo: dare il meglio di se stessi, condividere un progetto produttivo che va oltre il semplice confine aziendale per diventare identità, storia, riconoscibilità e successo. Firriato è per lui una famiglia, una grande famiglia.

Mosè
Mosè

Mosé porta nel suo nome un destino avventuroso, fatto di terre lontane, di viaggi e di scoperte. E’ un uomo che ha attraversato il mare per costruire, fuori dalla sua Tunisi, una vita diversa. Il suo primo approdo in Europa lo offre la Svezia, poi Danimarca e Germania, compiendo un viaggio di avvicinamento che lo porterà in Italia e, infine, in Sicilia, da Firriato. Con la camicia bianca della festa  di un candore abbagliante,  la pelle scura di chi al sole vive e lavora,  Mosè è il tutore discreto del “Giardino degli appassimenti”  ovvero di quella parte dell’Aia aziendale di Borgo Guarini su cui vengono stesi i graticci che accolgono i grappoli appena raccolti dello Zibibbo. E’ lui che gestisce il tutto. Ogni grappolo scelto e selezionato per l’appassimento, viene adagiato in modo che possa ricevere il calore naturale dei raggi del sole. E’ lui che li dispone ad arte, per far  far circolare al meglio l’aria tra gli acini,. Quintali di uva stesa per centinaia di metri quadrati che ogni giorno vengono, ispezionati e girati dalle abili mani di Mosè. Curvato e con le braccia stese, non tralascia un solo chicco, nel suo veloce movimento di mani. Sembrano farfalle che si posano di fiore in fiore, a sublimare una natura prodigiosa, ricca e potente. Mosè è forte e paziente, non si perde mai d’animo. Compie le sue manipolazioni in silenzio, in quel giardino di delizie infinite che per oltre 40 giorni continuativi non cesserà d’abitare.  Sono le persone come Mosè,  a fa parlare di eroi, da Firriato.

Nino Ingraldi
Nino Ingraldi

Nino è un risolutore, il jolly da giocare con sicurezza per superare ogni ostacolo e vincere la partita.  L’Officina dei mezzi agricoli è il suo reame. Niente gli sfugge: è un programmatore dell’efficienza meccanica. Grasso e olio di gomito ed un motto che ripete come la filastrocca dei bambini: prevenire è meglio che curare. Affabile, sempre disponibile, veloce. Non si risparmia e ogni mezzo a lui affidato sa di bucato per quanto è pulito. Governa la scienza motoristica  ed è un mago del Diesel. Ciò che ruota, cingola, ara, taglia, e che si muove lungo i filari non può resistergli, deve solo cedere ed eseguire, con la dolcezza dovuta, il suo compito di giornata, poco importa se tira vento e pioggia o spiri lo scirocco. Nino lo sa cosa fare.  Nino è solo Nino.

 

 

 

Giuseppe Campo
Giuseppe Campo

Ogni giorno gli uomini di Firriato si prendono cura delle vigne nei campi, sfidando le intemperie che la natura può riservare. Questo lavoro verrebbe vanificato se non ci fossero poi gli eroi della cantina a completare l’opera, coloro ai quali è affidato il delicato compito di trasformare le uve che arrivano dai vigneti nei pluripremiati vini a marchio Firriato. Tra questi eroi c’è Giuseppe Campo che dopo 14 in azienda può vantare una conoscenza completa di tutto il processo di vinificazione. Al momento del loro ingresso in cantina è infatti l’occhio attento e vigile di Giuseppe a selezionare i grappoli migliori di ogni varietà e assicurarsi che rispecchino gli elevati standard richiesti da Firriato. Solo dopo aver superarto questi rigidi controlli, Giuseppe indirizzerà le uve a uno specifico percorso di vinificazione, in base alla varietà di appartenenza.

Giuseppe Lentini
Giuseppe Lentini

La sua prima volta in Firriato aveva solo 20 anni. Oggi, che di anni ne ha 39, Giuseppe segue tutti i processi di vinificazione. Una storia professionale che si intreccia a un episodio significativo della sua vita privata: ad introdurlo nel mondo Firriato è stato il cognato, eroe e modello di vita prematuramente scomparso, che dopo essersi distinto per la sua abilità in cantina era stato promosso agli uffici amministrativi. Un esempio di come in casa Firriato l’impegno venga sempre premiato. La grandezza di Firriato è stata costruita nel tempo grazie alla dedizione e alla passione dei tanti eroi che hanno trasformato Firriato in un brand conosciuto e affermato in tutti gli angoli del mondo.

Francesco Genovese
Francesco Genovese

La grandezza di un eroe non si calcola dalla sua forza fisica ma dalla nobiltà d’animo e dalla consapevolezza che i grandi obiettivi si possono raggiungere solo con il lavoro di squadra. Francesco Genovese è uno degli eroi della cantina, segue il processo di vinificazione delle uve. Insieme agli altri compagni, in un gioco di squadra basato sul rispetto reciproco, selezionano le uve al loro arrivo e ne verificano i parametri di qualità: “Nel lavoro in cantina – fa notare Francesco – è importante il rapporto di collaborazione e fiducia con i colleghi. Siamo tutti nati e cresciuti nel territorio di Trapani e nessuno, meglio di noi, conosce le tenute dell’azienda e le sue uve”.

Giovanni Ruggirello
Giovanni Ruggirello

Spronata da chi, da sempre, crede nella “epicità” della coltivazione estrema, l’azienda Firriato ha formato una squadra di uomini caparbi. Ognuno con il proprio carico di saggezza ha contribuito a concretizzare il grande sogno di Firriato: praticare un’enologia di eccellenza in Sicilia. Giovanni durante la vendemmia segue la pesatura delle uve raccolte e ne verifica il grado corretto al loro ingresso in cantina, per controllare che rispecchino tutti parametri attesi: “Siamo consapevoli – dice Giovanni –  dell’importante compito che ci è stato affidato e ci impegniamo ogni giorno per ottenere i brillanti risultati che tutti si aspettano da una azienda come Firriato”.